24/01/10

Lo sguardo di chi conosce


Leggo i tanti racconti che si intrecciano in questo libro ed osservo affascinato con quale profondità e nitidezza emergano i fondamentali del rapporto dialettico tra qualsiasi diritto penitenziario e qualsiasi sua declinazione pratica. In “Sorvegliare e punire” M Foucault scriveva a proposito del carcere che esso assolve la sua funzione principale in quanto luogo di assoggettamento dei corpi, sia “dentro” che “fuori” le mura. Assoggettamento del corpo dei detenuti, quindi, ma anche del corpo di chi opera all’interno del “dispositivo carcerario” come medici, psicologi, educatori, dirigenti amministrativi e, non con minore efficacia, assoggettamento del corpo di coloro che fruiscono dello “spettacolo del penitenziario”.

L’autore, che di istituti penitenziari ne ha diretti tanti in diverse regioni d’Italia, in una parabola temporale che giunge fino ai giorni nostri abbracciando più di mezzo secolo, svela i sottili particolari del complesso e solo apparentemente caotico dispositivo carcerario con una testimonianza storica lucida e attenta al contesto sociale e culturale del “fuori”. Personaggi anonimi ed illustri si susseguono in una atmosfera a volte tragica a volte surreale, a volte iper-reale, per colorare con le loro vicende umane uno spaccato della storia del nostro paese che rinviene da un brusio di fondo in cui sovente si confondono il clangore di cancelli e le note acute della fanfara delle celebrazioni ufficiali. La narrazione curiosamente si ferma a diversi anni prima che Morsello si congedasse dall’Amministrazione Penitenziaria, gli anni della sua direzione di Lodi, dove abbiamo lavorato insieme. Potrei restare all’opera, ma preferisco lasciare la sorpresa al lettore e dedicare il breve tempo di una prefazione per parlare della mia esperienza dell’autore.

La fama di Morsello raggiunse la Casa Circondariale di Lodi diverse settimane prima ch’egli venisse a dirigerla. Gli eventi di Pavia erano già noti agli operatori dell’Amministrazione Penitenziaria che non mancavano di trasmettere la loro preoccupazione. Già da alcuni anni, insieme alla collega Marika Romanici, gestivo un progetto sperimentale per il trattamento di detenuti autori di reati sessuali come ci era stato richiesto dalla precedente direttrice, ora direttrice C.C. di Milano “San Vittore”. Poichè Lodi rappresentava l’unica realtà attiva sul fronte “sexual offenders” nell’intero panorama nazionale l’iniziativa godeva del pieno appoggio del Provveditorato Regionale della Lombardia. L’annuncio dell’arrivo di Morsello coincise con la quasi certezza che “sarebbe finito tutto” ed invece tale arrivo coincise con il periodo più fertile del progetto nonchè della mia formazione nella filosofia del diritto penitenziario. Ogni qualvolta il “progetto Lodi” si incagliava in qualche paradosso che sembrava ineludibile nella declinazione pratica di qualsiasi Ordinamento Penitenziario il tanto temuto direttore invitava la collega Romanini e me nel suo studio e con tutti gli onori di un eccellente ospite, iniziando con il rito del caffè che da buon partenopeo era maestro nel preparare, tra una suite di Bach e un aneddoto tratto dalla sua esperienza personale, ci rendeva pratica tale filosofia illustrandoci il modo di dipanare la matassa. Sempre con una precisione lessicale ed un gusto per la parola che non ha nulla a che vedere coi vuoti tecnicismi di molti esperti del diritto.

Leggendo questo libro ho riconosciuto alcuni frammenti delle preziose lezioni di quel periodo e sono felice del fatto che il dr. Morsello abbia deciso di estendere tale privilegio al grande pubblico.

Pierluigi Morini


4 commenti:

Francy274 ha detto...

prova, vediamo se funziona

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Mi complimento con te due volte, una per avere creato un blog davvero bello, l'altra per avere iniziato con un libro molto bello: il mio!
:-)

Francy274 ha detto...

Luigi,
grazie per i complimenti.
La prima "perla" che ho rubato non poteva che essere il Tuo libro, puoi ben dirlo che è molto bello, grazie a Te ne ho già letto alcuni capitoli.
Un viaggio attraverso un mondo, quello delle carceri, che rispecchia l'intera società italiana, lo consiglio davvero perchè è ben scritto, la Tua capacità di comunicare non ha nulla da invidiare al Manzoni, sinceramente, è proprio alla portata di tutti giovani e non.
In bocca al lupo per questo Tuo capolavoro :)

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Manca l'icona della posta elettronica, che consente di spedire il post ad altri soggetti.

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