08/02/10

Il Fascino Spazio-Tempo 2


... E IL PRESENTE?

Non mi soffermerò sulla questione filosofica “se esiste il presente” non mi sento in grado di potermi inserire in una simile disputa, né è questo l’oggetto del mio scritto.
Riprendo quanto ho trattato in “DELLO SCRIVERE DEL FUTURO E DEL PASSATO”, pubblicato qui a lato.
La situazione di noi contemporanei, nell’attualità, non è differente, con riferimento ai temi trattati nelle riflessioni riguardanti opere di fantasie ambientate nel futuro o nel passato, da quella (ipotetica) degli abitanti di New York nell’anno di grazia 2035.
Se si fosse trovato a scrivere del 2010, di Milano, di Roma o di altre città, un autore medioevale, rinascimentale, o dell’800, non avrebbe mai potuto, assolutamente, ipotizzare la tecnologia
e la/le mentalità di oggi: avrebbe parlato di città circondate da mura, di castelli, probabilmente di una dilagante diffusione di comunità fortemente religiose (in epoche precedenti non avrebbero potuto neanche accennare, a parte l’avvento del Cristianesimo, all’Islam, alle varie forme di eresie, e così via), forse di iperboliche macchine, proiezioni delle macchine davinciane, non di più. Il mondo ipotizzato da Orwell, o da Wells e così via, non corrisponde a quello effettivo attuale.

Quando il mondo comunista è crollato, non poche opere in corso di pubblicazione e di divulgazione, che avevano ipotizzato ben altro, sono state (barbaramente) distrutte (è pur vero che alcuni artisti avevano previsto o, addirittura, contribuito a determinare la caduta del muro di Berlino, della Cortina di Ferro e quant’altro, ma altri, non pochi, anche di notevole valore, avevano concepito le loro opere in una linea di continuità).
Conseguentemente sussistono contemporaneamente, qui, oggi, le diverse realtà immaginate nei vari tempi, in senso virtuale, oltre a quella effettiva; per gli stessi ragionamenti svolti nel precedente scritto al quale ho accennato, viene così a determinarsi, sia pure come un accenno, una dimensione al di fuori del tempo e dello spazio.
Nondimeno, se dovessero trovarsi a parlare dei giorni d’oggi, futuri autori, potrebbero [ritenendo, per comodità espositiva (ma poi, ahimé, in linea con diffuse fosche previsioni), raggiunto uno stadio oltre la guardia massima di carenza d’acqua], ad esempio, descrivere una particolare parsimonia nell’uso dell’acqua (che non c’è) enfatizzando una sorta di premonizione in proposito, o un particolare accanimento nello spreco (che non c’è) per sottolineare, viceversa, il disinteresse e la superficialità; e altrettanto vale, con le dovute differenze, per lo smaltimento dei rifiuti, l’inquinamento atmosferico, le alterazioni climatiche, la radioattività e così via, oltre alle inevitabili deformazioni più o meno accentuate dei rapporti interpersonali, con riferimento, ad esempio, alle diverse razze e religioni, ai vecchi, ai bambini, i malati, le famiglie, le donne, le differenze sociali e culturali, ecc.
Proprio come si è fatto, per il passato, da parte degli attuali autori. Vale qui quanto si è evidenziato, in proposito, nel precedente scritto più volte menzionato. Volendo approfondire questi aspetti, credo proprio, che non mancherebbero riscontri.
Lancio un sasso in piccionaia (un esempio massimo, dal quale tutti gli altri discendono): quello che noi ipotizziamo fosse la vita agli albori del cristianesimo e, come tale sia stata riportata nelle Sacre Scritture, possiamo categoricamente affermare che corrisponda a quella che era davvero la vita a quei tempi, e sia stata, in realtà, riversata nelle Sacre Scritture? E le intenzioni di chi ha operato in tal senso? Tutto quanto è applicabile anche a prima (la Bibbia), e prima ancora, il Paganesimo, e dopo (il Corano). Basta vedere quante diverse interpretazioni ci sono in ogni ambito.
Se è vero tutto questo lungo la linea di demarcazione tra il PRESENTE e il PASSATO, è vero anche lungo la linea di demarcazione tra il FUTURO e il PRESENTE.
Ancora una volta il sentimento, prima che il pensiero, che va comunque nello stesso senso, ci trasporta verso una dimensione svincolata dai ceppi del tempo e dello spazio.

NOTA DI COLORE :
Abbastanza emblematico è, perché no, l'argomento "fumo".
Si sa che negli anni '50, '60, '70 si fumava abbondantemente anche negli studi medici e nelle scuole. Ora, chi volesse raccontare una storia ambientata in quegli anni, fatalmente o esagererebbe per dimostrare che si fumava alla grande, mettendo, ad esempio, nello stesso party, su 60 persone, 55 fumatori, intendendo così sottolineare il "gran fumo" d'epoca; fornendo, in tal modo, una diversa realtà rispetto ai fatti come ordinariamente si sarebbero svolti; o, viceversa, moralizzerebbe la situazione, mettendo si e no un paio di fumatori, quasi a sottolineare che già allora c'era buon senso, a costo di sconfinare nell'anticipo sui tempi, compiendo, in tal modo, una attualizzazione di ciò che accadeva allora, come se fosse oggi, pervenendo così ad una sovrapposizione di epoche.
Parimenti se in passato si fosse narrato di oggi, e nelle opere in cui lo si è fatto, magari le biblioteche, le sale cinematografiche ecc. sarebbero state descritte, o sono state descritte come...camere a gas.
Di : Alberto Liguoro

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