24/03/10

L'indifferenza

Colazione del mattino


Ha messo il caffè
Nella tazza
Ha messo il latte
Nella tazza di caffè
Ha messo lo zucchero
Nel caffè latte
Con il cucchiaino
Ha girato
Ha bevuto il caffè latte
Senza parlarmi
Si è acceso
Una sigaretta
Ha fatto dei cerchi
Con il fumo
Ha messo la cenere
Nel portacenere
Senza parlarmi
Senza guardarmi
Si è alzato
Ha messo
Il suo cappello sulla testa
Ha messo
Il suo impermeabile
Perché pioveva
E' partì
sotto la pioggia
Senza una parola
Senza guardarmi
E io ho preso
la mia testa nella mano
E ho pianto.

Prevert

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho letto questo scritto già qualche settimana fa da Serenella, credo che non ci sia cosa peggiore dell'indifferenza...
Meglio un diverbio,un chiarimento, una litigata, che possa portare ad un dialogo costruttivo o se fosse necessario anche "distruttivo" piuttosto che dover assistere di nuovo a questa scena...

Alexia

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

ANTONIO GRAMSCI 11 febbraio 1917"

Francy274 ha detto...

Alexia, come Te anch'io l'ho letta sul blog di Serenella, mi ha colpita perchè l'indifferenza è la cosa più triste fra due persone che vivono sotto lo stesso tetto. Concordo con Te nel dire che è mille volte meglio una bella sfuriata, comunque vada è la cosa giusta da fare.
Grazie e Buon fine Settimana :)

Francy274 ha detto...

Grazie Luigi, l'avevo letto sul Tuo blog tempo fa, e l'avevo pure salvato sul pc. questo scritto di Gramsci, qualche giorno fa lo cervavo per postarlo ma per mancanza di tempo ho desistito, ora me lo hai servito risparmiandomi la fatica .. grazie :))
Lo posto come avevo pensato di fare.

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Non sempre io sono del mio parere per questo amo leggere il Tuo.

 

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