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Pino camminava quasi dentro le nuvole di fumo ed osservava con meraviglia i calcinacci che sembrava non volessero smettere di volare.
Pino aveva 26 anni.La sera prima (era passato pochissimo dal giorno della laurea) aveva telefonato a Stefania, la sua donna.
“Perché hai questa voce, amore?”, gli aveva chiesto.
“Perché… ti amo, lo sai. Ma a volte (se non ti ho di fronte) non riesco a dire una parola.”
“E piantala, tontolone!”, aveva detto lei con quella voce così dolce ed insieme decisa.
Stefania, dai capelli ramati ed il sorriso ironico… Pino sospirò. Quella sera aveva deciso; vado a Ferrara e le dico: “Sposami.”
La mattina dopo lui pensò che da Bologna avrebbe raggiunto Ferrara in un’oretta d’autostrada.
“Ma devo prepararmi un discorso”, si disse tra mentre raggiungeva la stazione. “E il treno, come la notte, porta consiglio.”
“La tua antica saggezza cagliaritana!”, ridacchiava spesso Stefania quando lui parafrasava qualche antico adagio.
Cagliari era lontana da circa 6 anni ma questo a Pino non dispiaceva; lui aveva Ste. Peccato che lei lavorasse e vivesse a Ferrara… ma una volta sposati avrebbero vissuto insieme per sempre: a Bologna, a Ferrara, a Cagliari o ovunque.
Venne incontro a Pino un signore anziano ma dritto come un fuso.
Venne incontro a Pino un signore anziano ma dritto come un fuso.
“Buongiorno, ragazzo. Come stai?”
“Mah… non capisco che cosa sia successo.”
Quello fece un triste sorriso. Poi Pino lo vide… il sangue che scorreva per terra ed i resti di quelli che fino a pochi minuti prima erano dei corpi umani.L’anziano, con un accento che sembrava orientale:
“Qualcuno ha causato un’esplosione, è morta tantissima gente.”
Pino avrebbe voluto lasciarsi cadere a terra, tuttavia rivolse all’uomo uno sguardo interrogativo. L’uomo giunse le mani e quasi perdendo la calma che aveva esibito fino a quel momento, ora se le torse e disse:
“Sì, anche tu, giovane amico.”
Pino oscillava tra una grande sensazione di pace ed una non meno grande di rabbia.Disse:
“Avrei voluto sposare Stefania e fare dei figli insieme. Avevo già un lavoro, non mi interessava la ricchezza, volevo solo sposare la mia bella ferrarese, “disse Pino con imbarazzo, “e vivere del nostro lavoro. Mi ero anche laureato… il 1° della mia famiglia.”
L’orientale fece un leggero inchino e commentò con gentilezza: “Niente è più nobile di un vero amore e di una vita fatta d’onesto lavoro. Sono inoltre certo, carissimo, che i tuoi parenti sarebbero stati fieri di te.”
“Grazie, signore. Ma perché questa strage?”
“Vedi, le trame d’ogni Paese (compreso il tuo) sono per definizione oscure, contraddittorie e contortemente crudeli. Il diritto si rovescia nel suo contrario, la violenza passa per forza d’animo, il bene comune è considerato negazione della libertà, l’informazione è deviata o corteggia l’ignoranza.”
Pino annuì e chiese all’uomo come si chiamasse.
“Gilgamesh e per certi sono solo un personaggio di un antico poema. Oggi accompagno nella pace chi è morto di morte ingiusta e violenta. Ma ora vieni, andiamo.”
“Un momento, Gilgamesh, mi sembra di vedere nel futuro: vedo gli anni che passeranno uno dopo l’altro, come un nastro che si allunga avvolgendo almeno una generazione… vedo chi ora è bambino diventare adulto, gli adulti diventare vecchi… alcuni moriranno e dopo tanto tempo, non avremo ancora giustizia. Non vado felice nella pace.”
“Ti capisco, ma prima o poi avrete giustizia: se nell’universo regna un’eccessiva misura di ingiustizia, ciò causerà la sua fine. E questo non può accadere. Ora andiamo.”
Così Pino, che in quella stazione sventrata avrebbe avuto sempre 26 anni, seguì Gilgamesh; lui e gli altri aspettano, ancora, che sia fatta giustizia.












4 commenti:
Grazie infinite, Francy, per aver postato nelle tue "Perle rubate" questo mio racconto...
Sogno di un futuro interrotto, anzi spezzato brutalmente... nella fantasia di un personaggio nato dalla mia immaginazione ma purtroppo, tragica realtà per quelle 85 persone, il 2 agosto 198o.
Riposino in pace... ma che abbiano anche giustizia!
Un abbraccio.
Francy, hai postato una perla di quelle vere.
E' un racconto scritto con la delicatezza di una riflessione profonda, una verità mai venuta a galla, fatta di depistaggi, menzogne, l'ennesima vergogna del nostro Bel paese.
La Giustizia non vive tra noi e già molti di quei sopravvissuti o i loro congiunti, sono morti senza mai venire a conoscenza di un perkè, quel dono prezioso che non avrebbe certo restituito loro la vita, ma la dignità dell'umano, del rispetto.
Quante Stefania ancora attendono!
Porgo di nuovo i miei complimenti a Riccardo e a te x la scelta di aver pubblicato un racconto
così tristemente vero.
Elisena
Il fatto in se, Riccardo, lascia sempre l'amaro ogni qual volta se ne parla, questo Tuo racconto particolare tocca l'anima perchè hai reso viva una delle probabili vittime di quell'infausto giorno, e insieme a Lui anche tutte le altre. Una grande sensibilità e capacità di far rivivere in maniera molto forte un momento buio di questa Italia sempre più bacata.
Grazie a Te come sempre.
Un abbraccio
Elisena,
purroppo la strage di Bologna era nell'oscuro disegno della massoneria, questo è stato provato, non a caso vi è coinvolto Gelli e l'estrema destra... ed eccoci a questo punto dopo tante morti annunciate, fra civili, giornalisti e giudici.
La giustizia poi.. ritengo sia l'ennesima utopia dell'uomo ma in Italia si traduce in un buon prodotto da mercato, fumo negli occhi per chi ha imparato ad aspettare un riscatto che non arriverà mai.
Grazie Elisena per il Tuo commento
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Non sempre io sono del mio parere per questo amo leggere il Tuo.