16/12/10

Nobile Plebea


di
Quella che qui si narra è la straordinaria storia di Josephine Fournier , universalmente conosciuta come la Marquise Baroque, e la sua leggendaria ascesa dai bassifondi della città di Parigi allo splendore della corte di Luigi XVI, sotto la cui egida visse fino all'alba infausta in cui venne ghigliottinata.
PARTENDO DALLA FINE : Josephine Fournier, la Marquise Baroque, venne giustiziata in una nebbiosa alba del 16 Ottobre del 1793 all'interno della Conciergerie, evitando una esecuzione pubblica che avrebbe, per clangore di folla, forse offuscato lo spettacolo più importante, quello della decapitazione de la Reine che da lì, a poche ore, sarebbe andato in scena.
Josephine ottenne di essere condotta al patibolo col suo abito più bello e senza subire l'umiliazione dei capelli mozzati che, a lei, vennero lasciati intatti seppur raccolti in una treccia serrata, fissata sulla sommità del capo.
Tutto questo fu possibile grazie all'accondiscendenza umanitaria di Jean-Baptiste Michonis, Ispettore delle Carceri e Capo della Polizia, in seguito giustiziato anch'egli con l' accusa di aver partecipato alla congiura de "l'oeillet", per far evadere Maria Antonietta.
La Marquise Baroque fu, dunque, l'unica aristocratica (ma nobile non era, almeno di nascita, seppur nessuno più se ne ricordava) a non subire l'oltraggio estremo della decapitazione pubblica con tutte le umiliazioni che tale messinscena esigeva, o sottostare alla brutalità dell'odio sociale così come era stato per la Principessa di Lamballe, stuprata, torturata, decapitata ed in ultimo squartata.
LA PETITE BLANCHISSEUSE: Josephine era la figlia bastarda di Marianne Fournier, la blanchisseuse, nata senza il riconoscimento del padre e con un destino già segnato di mani corrose dalla lisciva.
Marianne se la trascinava dietro nel suo pellegrinaggio quotidiano nelle case più abbienti dove si spaccava la schiena a far tornar candido ciò che più non lo era, come certi peccati che si consumano di nascosto protetti dalle pareti di una ricca dimora o, come era accaduto a lei, dai muri di una stalla.
Peccati che l'acqua apparentemente monda, ma che gli odori permangono e che, se solo più profondamente si guarda son lì, pronti a tornare a galla nella schiuma oleosa del sapone.
Marianne il suo peccato se lo portava appeso sulle spalle, alla maniera indigena, dacchè le braccia erano sempre cariche dei voluminosi fagotti dei peccati altrui, che di cullare sua figlia non aveva di certo il tempo.
Fin quando Josephine fu in grado di tenere un pezzo di sapone fra le mani senza farselo portar via dall'acqua, e di aiutarla nel duro lavoro dello smacchiamento e della battitura.
Marianne, la blanchisseuse.
Josephine, la petite blanchisseuse.
Un destino ereditato dalla casualità della nascita eppur progettato per evolversi su altri percorsi, quando in un gelido mattino di Febbraio la petite blanchisseuse spiegò la sua voce di usignolo dodicenne, un tono più alto del solito, per combattere il freddo ed inconsapevolmente affermare il suo diritto a quella dura vita che contemplava le stimmate indelebili delle vesciche alle mani che quel giorno avevano ricominciato a sanguinare, tant'è che Marianne, presa dal timore che si potesse macchiare quella biancheria che avevano il dovere di riconsegnare impeccabile, le impose di tenerle all'asciutto che avrebbe fatto da sola piuttosto che rischiare un imbrattamento perchè non potevano permettersi di perdere una così importante e ben retribuita commissione, un affronto che Yolande Martine Gabrielle de Polastron, Duchesse de Polignac, Sovraintendente Della Casa Della Regina, non meritava di certo.
Josephine ubbidì con gioia, che il dolore alle mani era tanto e che forse un pò di riguardo avrebbe contribuito a placarlo, e che la voce no, quella non recava le moleste brutture delle vesciche e che poteva dispiegarla, intatta nella sua meravigliosa estensione, come un finissimo lenzuolo immacolato per il suo piacere personale e, forse, di qualche angelo di passaggio, e che se paupula il pavone, che pur emette un verso così sgradevole come richiamo d'amore, nessun disturbo oltremodo insopportabile avrebbe potuto arrecare la sua voce di bambina tanto più che, a quell'ora mattiniera, alla fonte c'erano solo loro due.
Ma il caso volle che fosse proprio la Duchessa de Polignac ad ascoltarla cantare mentre in carrozza s'avviava alla volta del Petit Trianon, il palazzo privato di Maria Antonietta a Versailles, che si fermò incantata ad ascoltare quella voce ancora immatura, eppur già così naturalmente predisposta, che gorgheggiava inconsapevole di quell'ascoltatrice rapita e quanto mai adatta a favorire la svolta nel suo destino
La Duchessa de Polignac, donna dalle decisioni rapide, scese dalla carrozza il tempo necessario per una veloce trattativa, che già era in ritardo per l'allestimento dello spettacolo serale per la Reine, e che non fu troppo difficile convincere Marianne che sua figlia, dotata di una voce così incantevole, sotto la sua protezione avrebbe fatto fortuna.
La blanchisseuse affidò dunque di buon grado sua figlia alla nobildonna che era nota in tutta Parigi la sua amicizia personale con la Reine, in virtù della quale era diventata una delle donne più potenti di Francia.
Amcizia intima, e questo sottointendeva nell'immaginario popolare ad amori saffici che, come era risaputo, Luigi XVI era un marito inetto ed un sovrano sottomesso.
A suggellare l'acccordo, la Duchessa le porse un gruzzolo sostanzioso e la rassicurazione che avrebbe potuto vedere sua figlia ogni volta che ne avrebbe avuto il desiderio.
Marianne acconsentì.
LA METAMORFOSI DENTRO LA SERRA:
La Duchessa de Polignac entusiasticamente si apprestò a riplasmare, secondo la sua logica ed il suo gusto, quell'uccellino ancora implume che, senza il suo prodigioso intervento, tale sarebbe rimasto per tutta la vita.
E non era quello un cimento facile perchè i dodici anni della vita stentata di Josephine Fournier avevano già iniziato a mostrare i loro disastrosi effetti collaterali.
Ma non era per umanità, nè per mecenatismo, che la Sovraintendente ai divertimenti de la Reine s'era appassionata alle sorti di quella creatura diafana dalla voce angelica, ma perchè la sua intelligenza vivace aveva valutato, nel suo futuro impiego, un tornaconto personale per consolidarsi nell'enorme influenza di cui già godeva a Versailles.
Applicò ogni cura nell'educazione societaria de la petite blanchisseuse, fornendola di una governante personale, di un precettore che le insegnasse i rudimenti della lettura e della scrittura ed affidandola, per l'apprendimento dell'arte musicale, al maestro Jean-Phlippe Rameau, il più grande organista dell'epoca e teorico della musica francese, il quale accettò l'incarico come favore dovuto alla Duchessa, il cui entourage si era apertamente schierato dalla sua parte nella diatriba sorta con Jean-Jacques Rousseau circa le origini della musica, abbracciando il teorema di Rameau secondo cui la musica è linguaggio primievo ed universale in antitesi a quello del filosofo svizzero che propugnava, invece, per la sua diversificazione generata dai fattori storici e culturali.
La Duchessa era una donna molto accorta, che se si vuol mantenere stabile il proprio potere bisogna fare le cose ammodo, non cedere a tentazioni poco ponderate e che i frutti maturi sono i migliori a cogliersi, così non confidò a nessuno di questa sua adozione e del progetto conseguente ma, quel che è certo, è che nelle sue abili mani Josephine sbocciò vivida come un fiore di serra, meticolosamente protetto dagli eccessi della luce e da quelli del clima, e questo le conferì quell'aria esotica, indolente e sovrana, su cui la petite blanchisseuse avrebbe costruito la sua fama mentre lei avrebbe rafforzato la sua influenza a corte.
Saggiamente Yolande aveva permesso le visite periodiche di Marianne ben consapevole che, col tempo e senza nessuna forzatura, sarebbe subentrato lo spontaneo allontamento dell'estraniazione, dovuto alla mancanza di reciprocità e della diversità degli stili di vita e che quella presenza materna, dimessa e supplicante, caritatevolmente accettata, avrebbe oltremodo affrettato in Josephine un distacco definitivo.
D'altronde la petite blanchiseuse non aveva alcuna nostalgia della vita passata ed anche se, a volte, le sembrava di avvertire il doloroso graffio di un coltellino laddove pulsava il cuore, la Duchessa la medicava con nuovi e meravigliosi doni per far dimenticare al bocciolo di vivaio di essere stato originato da un fiore di prato.
E la vita di serra ben si confaceva a Josephine che, dischiudendosi nella mitezza di quel calore temperato, respirava, assorbiva, si plasmava nel carisma della sua benefattrice giungendo, perfino, a somigliarle nell'aspetto fisico che entrambe avevano gli occhi azzurri, dentatura perfetta, un incarnato diafano e serici capelli bruni.
Così, come talvolta accade per quei cani che vivendo in empatia, o in forzata prigionia, con i loro padroni ne assumono le sembianze, i vezzi e i ghiribizzi, perfino lo sguardo, quand'anche, viceversa, sono i padroni, sottomessi ad un affetto innaturale, a somigliare ai loro animali che, certuni, quasi t'aspetti inizino festosamente a scondinzolare e ad abbaiare a comando, o ad annusare circospetti.
Questo estremo aspetto imitativo può scaturire dalle esigenze viscerali di un amore fagocitante così come dall'alienazione di un prolungato isolamento dove l'universo intero si riduce alle singole fattezze del carceriere.
Ma, al di là dei nostri strutturati ragionamenti psicologici, la somiglianza fisica di Josephine e di Yolande derivava solo da una naturale coincidenza anatomica, pur se occorre sottolineare che la petite blanchisseuse ammirava la Duchessa ed ardentemente aspirava ad esser come lei, anche se mai avrebbe immaginato di eclissarne, un giorno, lo splendore.
UN DONO PER LA REGINA : Fu la sera in cui Josephine Fournier fece la sua prima apparizione, en travesti, nel ruolo di Constantin, Page d'Amour, durante una rappresentazione al Petite Trianon, quando dispiegò la sua splendida voce di soprano appena adolescente in un assolo basato su complicatissimi virtuosismi vocali elaborati sulla portentosa estensione della sua voce, dal suo precettore, Jean-Philippe Rameau, che così ritenne saldato il suo debito di gratitudine con la Duchessa de Polignac consacrando, con la sua presenza presso il regale parterre, in quell'occasione al gran completo, la perfezione talentuosa della sua pupilla che riscosse i favori, entusiastici ed immediati, dell'entourage reale.
Subito dopo la rappresentazione, Yolande, donò il delizioso Paggio d'Amore a la Reine.
(continua)

4 commenti:

Amaranta ha detto...

Ciao Francesca, grazie per aver pubblicato questo mio lungo racconto nel tuo blog: mi piace molto come l'impostazione che gli hai dato e la scelta dell'immagine (bellissima la nobile plebea, bella come immagino sia la Josephine della mia narrazione, tra verità storica e fantasia).
So che non è molto originale come impianto narrativo ma mi sono consapevolmente fatta irretire dal periodo storico e dalle personalità, affascinanti e complesse, dei suoi protagonisti.
Quella che mi ha dato più soddisfazioni è la Duchessa de POlignac, figura controversa e determinante al fianco di Maria Antonietta e che ne ha subito, per un lungo periodo, l'influenza.
Le citazioni sono tutte di fantasia.
Dei personaggi alcuni sono realmente esistiti come Jean-Phlippe Rameau, Elisabeth Vigee-Le Brun, Madame Guéménée e Giacomo Renato Hebert, gli altri, invece, sono di fantasia.
Grazie ancora, Francesca
Un bacio
Marlene

Lorenzo ha detto...

Essere blogger ci costringe ad essere tutti recensori e tutti recensiti. E' forse il bello di essere qui con voi e soprattutto in questo blog dove tu sapientemente posti le perle di questo mondo fantastico.
Ed è proprio una delle perle più belle questo racconto, scritto con perizia e fantasia, proprio come un romanzo verosimile esige.
Non vorrei cadere anche io nella parte del recensore, ma di fronte a questa autentica opera letteraria non se ne può proprio fare a meno che esternare il proprio compiacimento e ammirazione.
Un vero romanzo verosimile, dove personaggi alcuni realemnte esistiti e altri di fantasia intrecciano le loro storie in un contesto davvero reale e molto contrastato della fine del '700 francese.
Ed è proprio l'aria dell'eleganza francese che si respira, e Marilena, con l'inserzione di alcuni dialoghi in lingua originale ce la fa assaporare come se fossimo davvero lì presenti.
Allora io riesco a vedere le movenze aggraziate delle protagoniste, i dubbi filosofici e musicali di un Rameau, e quel mondo nobile per ereditarietà che vive sui fasti per pochi di una Francia pre-rivoluzionaria.
E come riesce a farci entrare nella mente dei personaggi la cosa che più mi meraviglia e mi da quel piacere della lettura che ben pochi sanno darmi. Verrebbe quasi da suggerire risposte a qualcuno di loro e comunque se ne provano le emozioni e le frustrazioni che quelle parole così sapientemente scritte ci fanno vivere.
Uno spaccato di Francia, una cruda realta vista con gli occhi della fantasia, ma così radicata nella storia e in una possibile realtà della Parigi dell'epoca.
Devo anche dare merito, credo, ad un lavoro di ricerca storica che Marilena deve aver fatto. Ricerca di personaggi, luoghi, movenze e pensieri, leggi e modi di pensare di allora.
Proprio così fanno i veri scrittori.
Complimenti all'autrice dei racconti e complimenti a te Francesca per questa chicca.
Lorenzo

Francy274 ha detto...

Marilena,
non devi ringraziarmi, questo Tuo racconto è meritevole. Il fascino della storia miscelato ad arte con la fantasia sottolinea aspetti dell'indole umana che diversamente non vengono mai presi in considerazione.
Credo di avertelo detto già in altre occasioni, hai la grande capacità di conoscere l'animo femminile in tutte le sue sfumature, dalla santa alla pervers. Sai espletarne l'indole e l'animo senza mai cadere nell'errore di santificarla o condannarla, dissociandoTi da quelle analisi sociali fortemente radicate nella maggior parte della gente, causa forse di una letteratura troppo al maschile. La donna di cui parli è vera, perchè ne delinei la singolarità dell'essere, come ogni donna è.
Non ci crederai ma la duchessa de Polignac, così da Te descritta... la preferisco anch'io.
Un bacio

Francy274 ha detto...

Lorenzo,
non aggiungo altro al Tuo commento. Hai fatto una recensione che condivido..
Aaaah, però... per essere un maschietto Te la sei cavata alla grande :DDD

A parte gli scherzi, ritengo che Marilena abbia svolto un lavoro fantastico. Coraggiosa. E' la prima cosa che ho pensato, non è da tutti tuffarsi nell'ignoto, ma Lei coraggiosa lo è e ne il risultato è meritevole.
Penso, e ne sono convinta, che questo sia il Suo filone di scrittura... le donne.
Le faccio i miei Auguri di cuore.
Grazie per il Tuo interessante intervento...
alla prossima puntata ;))

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Non sempre io sono del mio parere per questo amo leggere il Tuo.

 

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