Nel giorno Anniversario della strage di Capaci, voglio dedicare a quei nostri eroi una semplice riflessione.
Quando per ragioni storiche ci sono dei luoghi che non sono Nazione ma solo Stato, accade che le peggiori rappresentazioni del sentimento nazionale, il nazionalismo, assuma le forme antiche e antropologicamente primitive di Famiglia, Clan, Mafia.
All'interno di queste strutture sociali vigono gli stessi valori del nazionalismo che conosciamo, vale a dire autoritarismo piramidale, fascismo, restrizioni dell'arbitrio, sopruso, solidarismo ristretto, generosità interessata, plagio delle menti, repressione del dissenso.
Queste, a ben osservare, sono le caratteristiche base della famiglia italiana media, dei clan e delle mafie. Strutture che le menti più evolute hanno alla fine compreso essere portatrici di valori solo apparentemente aggreganti, ma in realtà inibenti la crescita individuale, venduta per una sicurezza dal sentirsi nulla ed in balia di altri clan.
Sono cose antiche, che già quando si accendeva il fuoco sfregando pietre, costituivano i valori fondanti. Ebbene questo nostro popolo che non può essere una Nazione, non è stato aiutato da nessuno ad esserlo, nemmeno dalla struttura aggregante per eccellenza, la Chiesa, che anzi, con i suoi centomila campanili, ha rafforzato le divisioni ed i valori di clan, facendo apparire come momenti aggreganti e solidaristici valori che non lo sono mai stati, nemmeno come icona, a partire da quel San Martino che divide il mantello col poverello senza neanche scendere da cavallo; oppure questi Papi buoni e santi che alla crescita di un impero secolarizzato nelle massime espressioni, hanno dedicato tutto il loro essere pastori di anime.
In questo luogo non-luogo che si chiama Italia accade dunque che quando un pugliese, un sardo, un siciliano o un veneto, un ceppalonico o un lombardo, acceda a cariche istituzionali, nella magggioranza dei casi non dimentichi affatto, non può, di appartenere ad un clan, una famiglia, un paesello, una mafia e allora il suo agire sarà coerente con quei valori e non certo con valori nazionali mai sentiti nel petto e nella mente.
Sono questioni queste che abbisognano di secoli di Storia per vedere una soluzione...visto che le scorciatoie, vale a dire l'abbattimento di centomila campanili e un esame psicoattitudinale per accedere a cariche pubbliche, a cominciare dall'amministratore di condominio, non appaiono strade praticabili.
Quando per ragioni storiche ci sono dei luoghi che non sono Nazione ma solo Stato, accade che le peggiori rappresentazioni del sentimento nazionale, il nazionalismo, assuma le forme antiche e antropologicamente primitive di Famiglia, Clan, Mafia.
All'interno di queste strutture sociali vigono gli stessi valori del nazionalismo che conosciamo, vale a dire autoritarismo piramidale, fascismo, restrizioni dell'arbitrio, sopruso, solidarismo ristretto, generosità interessata, plagio delle menti, repressione del dissenso.
Queste, a ben osservare, sono le caratteristiche base della famiglia italiana media, dei clan e delle mafie. Strutture che le menti più evolute hanno alla fine compreso essere portatrici di valori solo apparentemente aggreganti, ma in realtà inibenti la crescita individuale, venduta per una sicurezza dal sentirsi nulla ed in balia di altri clan.
Sono cose antiche, che già quando si accendeva il fuoco sfregando pietre, costituivano i valori fondanti. Ebbene questo nostro popolo che non può essere una Nazione, non è stato aiutato da nessuno ad esserlo, nemmeno dalla struttura aggregante per eccellenza, la Chiesa, che anzi, con i suoi centomila campanili, ha rafforzato le divisioni ed i valori di clan, facendo apparire come momenti aggreganti e solidaristici valori che non lo sono mai stati, nemmeno come icona, a partire da quel San Martino che divide il mantello col poverello senza neanche scendere da cavallo; oppure questi Papi buoni e santi che alla crescita di un impero secolarizzato nelle massime espressioni, hanno dedicato tutto il loro essere pastori di anime.
In questo luogo non-luogo che si chiama Italia accade dunque che quando un pugliese, un sardo, un siciliano o un veneto, un ceppalonico o un lombardo, acceda a cariche istituzionali, nella magggioranza dei casi non dimentichi affatto, non può, di appartenere ad un clan, una famiglia, un paesello, una mafia e allora il suo agire sarà coerente con quei valori e non certo con valori nazionali mai sentiti nel petto e nella mente.
Sono questioni queste che abbisognano di secoli di Storia per vedere una soluzione...visto che le scorciatoie, vale a dire l'abbattimento di centomila campanili e un esame psicoattitudinale per accedere a cariche pubbliche, a cominciare dall'amministratore di condominio, non appaiono strade praticabili.













5 commenti:
Riflessione molto significativa, che una spiegazione razionale del sentirsi Stato senza essere Nazione e perché.
Un frase non l'ho capita, questa: "restrizioni dell'arbitrio".
Che vuol dire? In quel contesto sembra un ossimoro.
Naturalmente, ho saltato il verbo. Leggasi: che 'da' ...
Luigi,
concordo con Te. Una cosa a cui non avevo mai pensato, la differenza fra una Nazione e uno Stato. Dopo avere letto questo bellissimo scritto mi sono chiesta se mai ce la faremo a diventare una Nazione.
Riguardo all'espressione "restrizioni dell'arbitrio", penso sia riferito alle ristrettezze economiche e fiscali proprie di un regime. Fu una condizione nel periodo fascista e tornato di moda oggi.
Ho capito. Ciò non toglie che lessicalmente l'espressione è piuttosto criptica, ma tu nella criptica ... ci sguazzi!
ahahahah... vero, vero è!
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Non sempre io sono del mio parere per questo amo leggere il Tuo.