18/03/10

L'arte d'essere Padre

SENZA ARTE NE' PARTE

di

Aldo- Monticiano

Questa frase l'ho letta da qualche parte oppure l'ho sentita dire da qualcuno, non ricordo bene, ad ogni modo credo venga così definita una persona che sa fare poco o niente di significativo se non possiede un titolo di studio o una formazione adeguati. Ad esempio non potrà mai fare l'autista, il barbiere, calzolaio, disegnatore, elettricista, idraulico, muratore e così via. Mi spiego meglio e cito un caso: se ha studiato al massimo fino alla terza elementare e non è riuscito ad imparare un qualsiasi mestiere a causa della sua forzata emigrazione da un'isola al continente onde evitare un qualsiasi coinvolgimento nell'ambiemte malavitoso, quale lavoro potrà mai fare per sbarcare il lunario?
Parlo di chi, nato nel 1900 e non avendo terra propria dalla quale ricavare il minimo necessario almeno per sopravvivere, poteva fare solo il bracciante-schiavo. Oppure emigrare in una qualsiasi grande città alla ricerca di più numerose occasioni per un qualsiasi lavoro sia pure di basso profilo.
Un velleitario tentativo di fare l'orologiaio finì nel nulla giacché non supportato da un adeguato apprendistato; poi un primo tentativo di venditore porta a porta di romanzi popolari a fascicoli settimanali; poi ancora un periodo di macchinista all'interno di palcoscenici teatrali per calare e far risalire fondali di scena tramite robuste corde e "a mano"; quindi "maschera", addetto cioè al controllo dei biglietti d'ingresso nei cinema; quindi breve ritorno alla vendita a domicilio di romanzi a puntate alternato a venditore, sempre a domicilio, di articoli di profumeria: acqua di colonia, borotalco, brillantina, creme da barba e non, profumi, rasoi, saponette ecc. Quest'ultima sua attività veniva da lui esercitata con un sistema particolare: vendeva questi prodotti a rate, nel senso cioè che chi acquistava non pagava subito l'importo dovuto ma aveva la facoltà di rateizzarlo settimanalmente a proprio piacimento. Giorno di pagamento e riscossione la domenica.
E così per anni, dal 1928 quando emigrò dalla Sicilia a Roma, al 1970 quando, rimpianto da tutti, lasciò Roma per altri lontanissimi lidi.
Questa nobile persona, non di lignaggio certo e neppure erede di chissà cosa, era mio padre.
La non eredità ha avuto il suo seguito dato che lui non ha ereditato nulla dai suoi avi; noi fratelli niente da lui e mio figlio altrettanto da me. Una "dinastia" senza possedimenti se non noi stessi, con i nostri difetti e con i nostri pregi.
Quando poteva ci conduceva, me e i miei fratelli, quando eravamo bambini, a prendere il sole e a respirare l'aria pura nei parchi pubblici vicino casa: Colle Oppio, Palatino, Piazza Vittorio, Villa Celimontana.
Purtroppo io, da vero scavezzacollo, fui l'unico di noi quattro fratelli a dargli una serie di dispiaceri che nascevano dalla mia irrequietezza e che poi andavano a finire inevitabilmente nella promessa di "legnate" mai mantenuta. Allorché combinavo qualcuna delle mie marachelle, lui faceva in tempo a salvarmi dalle giuste punizioni che voleva infliggermi mia madre, mi conduceva in camera da pranzo, chiudeva la porta e, seduto accanto a me, chiedeva i perché dei miei comportamenti carezzandomi i capelli. Con la cinta di pelle in mano che non ha mai adoperato, minacciato sì.
Stranamente sono stato l'unico che gli è stato accanto nelle sue molteplici attività: collaboratore a tempo pieno anche se in nero.
Nei miei alterni periodi di non lavoro lui si dava da fare per trovarmi qualche occupazione.
Nel 1953, quando mi ammalai, ultimata la guarigione, mi fece confezionare, pagato poi a rate, un bellissimo e caldo cappotto da un sarto, padre di un mio amico d'infanzia, che abitava nel nostro stesso fabbricato.
Sono sempre esistiti i "cocchi di mamma", evidentemente io ero il "cocco di papà".
Un ricordo particolare che mi è rimasto impresso, e che non riuscirò mai a dimenticare, fu quando, nel 1966, dieci anni dopo che mi ero sposato e avevo già mio figlio, ero a bordo di un tram nei dintorni della casa dov'ero nato e, attraverso i finestrini, lo vidi che arrancava sulla salita poco distante, con quella sua particolare andatura claudicante dovuta in gran parte al gran camminare di tutti quegli anni. Sempre a piedi dato che non sapeva andare in bicicletta, né in moto e non aveva mai preso la patente di guida. Mi commossi fin quasi alle lacrime.
Era sì una persona senza arte né parte, sapeva fare poco ma non ci ha fatto mai mancare il necessario e ha saputo fare benissimo il padre.

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