Se l'illuminismo fosse solo una corrente di pensiero o il tratto tipico di un'epoca storica, la discussione potrebbe essere confinata nell'ambito delle dispute filosofiche.
Dopo avere definito lo stato di minorità da cui l'umanità deve uscire come "l'incapacità di servirsi del proprio intelletto", Kant attribuisce la responsabilità di tale minorità all'uomo "quando la causa non risiede nell'intelletto stesso, ma dipende dalla mancanza di determinazione e di coraggio nel servirsene, appunto, senza la guida degli altri".
Quindi c'è una responsabilità a non essere illuministi, che non investe solo le sorti della conoscenza, ma la dignità stessa dell'uomo, che rinuncia a servirsi, proprio di ciò che lo distingue: l'uso della ragione. Con l'Illuminismo, il gesto filosofico diventa " gesto etico " e, per effetto di questa saldatura, l'illuminismo non è più solo la caratteristica di un'epoca storica, ma la prerogativa della condizione umana, che non può essere disattesa, se non al costo, come dice Kant " di violare e calpestare i sacri diritti dell'umanità". E' quindi eticamente doveroso essere illuministi, non solo per salvaguardare l'autonomia del proprio giudizio, ma anche per garantire questa autonomia alle generazioni future, della cui libertà di pensiero siamo responsabili.
Quanto basta per dire che l'illuminismo, quindi l'uso della ragione, non è una caratteristica di un'epoca, ma un dovere etico da trasmettere ogni volta che una religione, una visione del mondo, un'autorità, una propaganda tendono a far passare se stesse e i loro contenuti come verità assolute, a cui bisogna semplicemente aderire rinunciando ad indagare.
Questo è il messaggio dell'Illuminismo, non un semplice gesto filosofico, ma una carica di "doverosità etica", per l'emancipazione del genere umano.La chiesa ,ovviamente è antilluminista. Tramite i suoi filosofi e teologi, ha lanciato, da qualche anno, una campagna contro quell'epoca.Si può riscontrare in quelle tesi solamente una svalutazione dell'uomo.
A parer loro l'uomo è incapace di pervenire da sè a delle verità e quindi bisognoso di un indottrinamento, di una guida, o, come diceva Kant "di tutori".
Socrate d'altro canto, riteneva che l'uomo da solo, attraverso il dialogo, poteva cercare la verità tramite l'uso della ragione (come Kant del resto).Questa è la differenza tra il metodo Socratico e il metodo Catechetico.
Chi è persuaso di possedere la verità(i catechesi) ritiene che il compito sia quello di trasmetterla con modalità più o meno intolleranti a seconda delle epoche storiche.













2 commenti:
è senz’altro vero che l’Illuminismo non fu solo una corrente di pensiero (sebbene abbia in realtà caratterizzato un’epoca storica: il punto è che da questa caratterizzazione sono discese delle conseguenze) ma sarebbe riduttivo verso centinaia di pensatori, umanisti e scienziati vissuti in epoche precedenti – da Euclide, Solone e Aristotele in poi – ritenere che sia stato semplicemente la scoperta della ragione.
E’ stata piuttosto una scuola che ha fatto della ragione, nel senso della conoscenza critica, un modello da non riservare, per l’appunto, alla filosofia e alle scienze ma da applicare, diciamo così, nella vita quotidiana.
D’altra parte non è un caso che l’Illuminismo altro non fu che la sistematizzazione di quanto sosteneva già Cartesio nella prima metà del Seicento, e poi John Locke a cavallo tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento.
La maggior forza e la maggior diffusione della teoria del sapere critico alla metà del Settecento fu dovuta, essenzialmente, dalla necessità sempre più avvertita di arginare la politica assolutista e teleologica. E a sua volta questa necessità (oggi la chiameremmo coscienza civica) veniva favorita da un fenomeno del tutto nuovo per l’epoca: la comunicazione.
Se per 150 anni dalla sua invenzione, la stampa a caratteri mobili (quella di Gutenberg, perché esempi di stampa su carta ma con caratteri fissi e d’argilla c’erano in Cina fin dal 1041) era rimasta appannaggio di monasteri e ricchi signori, proprio nella seconda metà del Seicento nascono in Europa i primi giornali.
Richelieu, grande stratega e comunicatore, fondò nel 1643 La Gazette, il primo esempio di quella che oggi chiameremmo “stampa di regime”. E naturalmente ciò provocò la nascita, nel 1650, del primo giornale di “controinformazione” (sempre per usare una parola d’oggi): il Courier Bordelais. La circolazione delle informazioni – del sapere critico, della coscienza critica – favorì la consapevolezza popolare circa la necessità di porre un limite alle imposizioni, quali che fossero. Ecco dunque che l’unico modello disponibile per contrastarle, queste imposizioni, era la ragione. Kant, che spesso viene citato come uno dei fondatori dell’Illuminismo, e dunque della ragione quale dovere etico, arrivò in realtà buon ultimo, tra il 1780 e il 1790, con le sue Critica della Ragion Pura, Critica della Ragion Pratica e Critica del Giudizio. Ben cento anni dopo il Saggio sull’Intelletto Umano di Locke. Ridurre l’Illuminismo alla… scoperta che bisogna pensare con la propria testa è poco… illuminato. Che ciò fosse necessario, qualcuno, per fortuna, se n’era accorto prima del 1790.
Roberto Ormanni
Leggere il post di Lorenzo e di seguito quello di Roberto Ormanni si ha la sensazione di un preludio poi ben ampliato.
Hai fatto bene a postarlo come commento Luigi, ci azzecca parecchio, al di là dei filosofi citati entrambi sottolineano l'importanza dell'illuminismo come contrasto all'assolutismo politico e religioso tramite il dialogo o comunicazione. Concordo con Lorenzo quando dice che si è responsabili a non essere illuministi, a non avere il coraggio e la determinazione di contrastare una verità divulgata che tale non è.
Grazie :)
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