05/01/11

Un Violino sul Ghiaccio


8 commenti:

adamus ha detto...

Troppo bello Francesca, scenografia da sogno, Edvin Marton suona quello Stradivari da Dio.
Il pattinatore Plushenko ... Sempre bravissimo.
Ciao. Buona Befana ;-))

Francy274 ha detto...

Concordo Adamus,
ottima scelta la Tua, riascoltarlo è stato per me un immenso piacere.
Bravissimo violinista Marton e fantastico Plushenko. Insieme fanno davvero volare lo spettatore... su quella pista :))

Buona Befana anche a Te... hai fatto il bravo??? :)))

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Spiacente, arriva il ‘bastian contrario’ a rovinarti la festa. Ovviamente non sapevo chi fosse il violinista né quale strumento utilizzasse. Sulla base dei commenti l’ho individuato, non è stato difficile, in “Edvin Marton, pseudonimo di Csűry Lajos Edvin (Tiszaújlak, 17 febbraio 1974)”. Facciamolo conoscere a coloro che per loro crassa ignoranza – come me - non sanno chi è.
“Edvin Marton nasce in un'area dell'Ucraina largamente abitata da popolazione ungherese. Nato in una famiglia di musicisti,a soli cinque anni stava già imparando a suonare il violino dai suoi genitori. All'età di 8 anni fu accettato nell' "alma mater" per i musicisti più talentuosi dell'Unione Sovietica, la Central Tchaikowsky Music School di Mosca. Ha continuato così i suoi studi con Eugenia Tchougaeva. Ha tenuto il suo primo importante concerto a dodici anni, con l'Orchestra Sinfonica di Mosca. A diciassette anni è diventato uno studente dell'Accademia della Musica Liszt Ferenc a Budapest, nella classe di Géza Kapás. È stato così inserito nella classe di studi seguita da Ruggiero Ricci, dove ha vinto il premio come migliore partecipante,e sempre invitato da Ruggiero Ricci, è stato il vincitore del Grant Prixe of the International Course Competition a Berlino. Dal 1993 è stato il "giovane solista" per il National Philharmonic Concert Agency in Ungheria. Ha così suonato con quasi tutte le più importanti orchestra Ungheresi e tenuto concerti in Austria, Italia, Germania e Svizzera. Nel maggio del 1994 Dorothy Delay, famosa a livello internazionale, l'ha invitato al Aspen Music Festival in Colorado dove ha tenuto un concerto con Rohan de Silva. A New York ha vinto un concorso studentesco ed è stato ammesso alla classe di Dorothy Delay alla Juilliard School di Musica. I suoi studi alla Juilliard School di Musica portarono dei cambiamenti nel suo stile musicale. Qui, in uno degli ambienti più rispettati della musica classica, la sua carriera musicale giunse a quello che può essere chiamato un crocevia. Infatti nei suoi primi vent'anni, Marton ha viaggiato in più di trenta stati, e suonato in importanti sale d'opera come la Berliner Philharmonie e Vienna's Koncerthaus. Ma Marton voleva cambiare il suo stile. Dopo il diploma musica nella scuola Juillard il talentuoso, gioviale Lajos sparì, e tornò un magro, dalla facilità di esecuzione e grande violinista Edvin Marton.
Marton è sempre stato più interessato a suonare la musica da lui composta piuttosto che opere altrui, e ciò non perché non volesse suonare le composizioni dei grandi della storia della musica, ma semplicemente perché considerava più eccitante cimentarsi con l'esecuzione dei suoi lavori, dai suoni più elettronici ma più adatti al XXI secolo.
Nel 1996 partecipò ad una competizione Mondiale in Canada, a cui parteciparono oltre 350 violinisti. La vittoria in questa competizione consentì a Marton di ottenere la concessione per tutta la sua vita di suonare un violino Stradivari, posseduto da una banca Svizzera, costruito nel 1697 e utilizzato 200 anni prima da Paganini.”

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Ti chiederai dov’è il ‘bastian contrario’. Adesso arriva. Lo spettacolo è assicurato, il violinista ha talento, perdipiù ha uno Stradivari che definire eccezionale è poco, ma ha anche voglia di far soldi. Quindi, il suo nome non è collegato a pubblicazioni di incisioni dei classici dello strumento, lì la concorrenza è fortissima. Solo in Italia abbiamo un Uto Ughi, un Salvatore Accardo sempre in carriera. Ecco l’abbinamento a grandi pattinatori, che utilizzano per sottolineare le loro prestazioni il Nostro, la sua tecnica, formidabile, il suo violino, che non ha prezzo perché non in vendita, valutabile almeno un milione di euro. In questo video utilizza la più famosa aria della Tosca, che evolve in una serie di variazioni e virtuosismi che finiscono col non avere più niente a che fare con la musica di Puccini. Però l’effetto è assicurato, l’abbinamento musica-pattinatori è abbagliante. Lo spettacolo è bello, non c’è dubbio, ma uno Stradivari meriterebbe ben altre esecuzioni. Ciao.

Francy274 ha detto...

Caro Bastiano,
non ci crederai ma Ti aspettavo :)
Sapevo pure che Ti saresti documentato su Marton, e che il Tuo orecchio sensibile non avrebbe mai potuto negare la bravura di questo giovane violinista.
In cosa dissento da Te? Non credo che lo scopo di Marton sia il vile denaro, ne avrebbe guadagnato altrettanto continuando sull'onda dei concerti nei grandi teatri di tutto il mondo. Accardo e Ughi avranno tirato un sospiro di sollievo davanti alla scelta in tutta altra direzione di questo formidabile violinista, li avrebbe messi in ombra. Nessun violinista, che mi risulti, era mai riuscito a fare aprire la cassaforte svizzera in cui era custodito lo Stradivari suonato da Paganini, con la concessione di poterlo suonare per tutta la vita.
Allora come mai Marton non si è fossilizzato nel "museo" della grande musica?
Lo rapporto al mio carattere, non per presunzione sia ben chiaro, amare i classici è una grande dote che richiede un impegno solenne, che inevitabilmente porta a proiettarsi in un tempo che non ci appartiene, e che inesorabilmente ci allontana dai Nostri coetanei. Ciò va bene per un carattere introverso, schivo e severo.
Allora ben venga questo giovane Paganini che va contro corrente, e offre all'orecchio più profano la differenza fra un bravo musicista e uno strimpellatore all'Allevi.
Sono convinta che Niccolò Paganini oggi avrebbe fatto la stessa scelta di Marton, o no?? :)

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Cara Francesca, sei di una ingenuità disarmante. Premesso che io non sono ‘bastiano’, ma ‘bastian contrario’ (ci tengo, bada), affermare che Uto Ughi e Salvatore Accardo avranno tirato un respiro di sollievo mi pare frutto di una tua scarsa conoscenza del valore di questi virtuosi, di livello mondiale. Il fatto che mi aspettassi al varco era lapalissiano e questo è stato per me motivo di divertimento al pensiero di te che aspettavi me al varco. Però consentimi di sgridarti, quando parli di ‘museo’ della grande musica (classica sottinteso, vero?), simile affermazione equivale ad un insulto. Io credo che tu non abbi avuto occasione di farti ammaliare dal fossile musicale del passato all’età giusta, all’incirca gli 8-10 anni come me che stavo incollato alla radio ad ascoltare la musica di radio tre (mi pare si chiamasse così anche allora). Né hai avuto il privilegio, ma tu non eri ancora nata, di essere avviata alla grande musica classica da un genio che si chiamava Arturo Toscanini (che sono sicuro ti avrebbe fatto anche la corte). Si racconta che dopo un concerto in Italia dove il Maestro rientrò dall’esilio americano nel 1946, una gentile signora avvicinò Toscanini manifestandoli un ossimoro e cioè che era entusiasta del concerto ma che non capiva niente di musica classica (non è il tuo caso, bada). Allora Toscanini si mise al pianoforte e suono ‘la donna è mobile’ poi chiese alla signora di canticchiarla, cosa che la signora fece senza difficoltà. Quindi la lezione: alla musica classica ci si deve avvicinare iniziando dalle cose facilissime. Io sono riuscito a capire “L’Arte della fuga” di J. S. Bach solo sei-sette anni fa, prima non mi diceva nulla. Alla musica mi avvicinai abbacinato dal virtuosismo di Paganini, volevo studiare musica ma non fu possibile, non c’erano soldi. Ho un archivio di musica classica di circa in una memoria esterna di 1 terabyte, oltre a dischi in bachelite, in vinile, e cd per circa 300 unità. Ma ho anche una memoria esterna di 500 giga con 101 giga di musica leggera, oltre a una cinquantina di cd.
Per concludere, Niccolò Paganini sarebbe più contento se il giovane genio usasse il suo violino per suonare, per esempio, “Le streghe” o ‘Il trillo del diavolo’. Uto Ughi (debutta a soli sette anni al Teatro Lirico di Milano imponendosi subito all'attenzione della critica e del pubblico come uno straordinario talento. Già a dodici anni Uto Ughi veniva considerato un artista tecnicamente ed espressivamente maturo. È considerato uno dei massimi esponenti della scuola violinistica italiana ed è fra i massimi interpreti contemporanei) e Salvatore Accardo (a 17 anni vince l'importantissimo Premio Paganini a Genova divenendo uno dei più giovani vincitori) hanno uno Stradivario di proprietà loro.

Francy274 ha detto...

Caro Luigi,
ciò che ho detto su Ughi e Accardo era pura ironia, mai potrei ritenerli preoccupati dell’avanzare di un bravo e giovane musicista, che sia Marton o altri. Ritenevo scontato che avresti capito.
Si, aspettavo un Tuo commento sull’ argomento musica classica. Me lo aspetto sempre vista la Tua vasta conoscenza e passione in merito. Sgridami pure, ma ho messo volutamente la parola museo fra virgolette perché inteso come tempio.
Non ritengo il Louvre un insulto all’arte, cito questo museo perché toglie il respiro con le sue opere, non capisco perché Tu lo abbia percepito in quel senso. Anche in un museo ci vuole conoscenza e grande sensibilità per visitarlo capendone a pieno la sacralità.
Avevo già quindici anni quando ebbi la fortuna di incontrare un uomo colto e amante della musica classica. Bravissimo pianista. La prima volta che lo vidi al pianoforte stava eseguendo un pezzo di Mahler, una sinfonia triste. Osai dirgli che era noiosa, anzi peggio gli dissi proprio che era una lagna. Non si scompose, sorridendo mi disse “vediamo così mi dici di questa”… e suonò per me “il mattino” di Grieg… ne rimasi rapita… Ora sai perché quella musica mi è tanto cara.
Permettimi di dirTi che Paganini era si un grande violinista ma era anche un virtuoso della chitarra. Molti dei suoi arpeggi e accordi li adottava sul violino, erano sue trasposizioni chitarristiche.
Conobbe Mauro Giuliani a casa di Rossini , i tre insieme costituirono il “Triumvirato musicale". Si univano in maniera goliardica Paganini, Rossini e Mauro Giuliani, durante i festeggiamenti del Carnevale travestiti da ciechi cantavano lungo le strade, e Paganini suonava la chitarra divertendo i passanti. Conobbe anche Legnani e assistette con entusiasmo a un suo concerto. Sai bene che Luigi Legnani era un chitarrista. Ecco perché sono convinta che Paganini oggi avrebbe fatto la stessa scelta di Marton.
Mi trovi ingenua? Forse lo sono, ma non mi pento ;))

Notte, notte Amico ;)

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Ti rispondo in privato.

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Non sempre io sono del mio parere per questo amo leggere il Tuo.

 

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